Mafia: Borsellino; Aglieri, “dissi di non toccare Scarantino”

Il boss al quarto processo per la Strage di via D’Amelio: “venne sottoposto a pressioni fisiche e psichiche”

CALTANISSETTA, 15 dic – “A un certo punto Scarantino lascio’ la localita’ protetta e torno’ a casa. Io dissi che nessuno doveva toccarlo perche’ era solo un povero diavolo che si era trovato in mezzo a una cosa piu’ grossa di lui. Come si sia accusato di cose che non stavano ne’ in cielo ne’ in terra non lo so. I suoi familiari dissero che veniva sottoposto a pressioni fisiche e psichiche e chi c’e’ passato so a cosa mi riferisco”. Lo ha detto il boss Pietro Aglieri deponendo al processo Borsellino quater sulla strage di via D’Amelio.

“Nonostante le pressioni lui resisteva – ha aggiunto – Pare che chi lo interrogava gli dicesse: ‘mentre sei qua tua moglie ti tradisce’. Credo sia stato questo il motivo che gli fece cambiare atteggiamento. Infatti la prima cosa che chiese fu di vedere i figli”. “Scarantino racconto’ ai familiari – ha spiegato – che piu’ di una volta era stato chiamato in carcere da gente in borghese che voleva indurlo a collaborare”.

Il capomafia della Guadagna ha anche specificato che gli fu subito chiaro, dopo l’arresto di Scarantino, che le indagini “avevano preso una piega che faceva acqua da tutte le parti” e che l’allora capo della mobile di Palermo Arnaldo La Barbera “era in mala fede”

(ANSA)

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