‘NDRANGHETA: CAMPAGNA NAZIONALE DI SOLIDARIETA’ “SIAMO TUTTI ALDO PECORA”

(ANSA) – CATANZARO, 2 MAR – ”Siamo tutti Aldo Pecora”. E’ lo slogan della nuova campagna di solidarieta’ al giovane fondatore e presidente del movimento antimafia ”Ammazzateci tutti” Aldo Pecora, destinatario la scorsa settimana di ben due gravi atti intimidatori. A promuovere l’iniziativa sono diverse personalita’ del mondo della cultura nonche’ delle piu’ importanti realta’ dell’ associazionismo antimafia d’Italia: don Luigi Ciotti, fondatore e presidente dell’associazione ‘Libera’, Michele Cucuzza, giornalista televisivo, Nando dalla Chiesa, figlio del generale Dalla Chiesa oltre che Presidente Onorario di ‘Libera’ e Presidente della Commissione antimafia del Comune di Milano, Maria Falcone, sorella del giudice Giovanni Falcone e presidente della fondazione ‘Giovanni e Francesca Falcone’, Ferdinando Imposimato, presidente onorario della Suprema Corte di Cassazione, Pino Masciari, imprenditore e testimone di giustizia calabrese, Don Luigi Merola, presidente fondazione’ ‘a voce d”e creature’, e Rosanna Scopelliti, figlia del giudice Antonino Scopelliti e presidente della fondazione a lui intitolata. ”Aldo e’ sotto tiro. Aldo va protetto” scrivono i promotori in chiusura dell’appello, invitando cosi’ le autorita’ preposte a valutare l’adozione di opportune misure di tutela o protezione per il giovane calabrese minacciato.
E’ attivo da oggi il sito www.siamotuttialdopecora.org attraverso il quale chiunque potra’ sottoscrivere l’appello e partecipare attivamente alla campagna nazionale di solidarieta’. (ANSA).

SOTTOSCRIVI E DIFFONDI ANCHE TU LA CAMPAGNA DI SOLIDARIETA' CHE TROVERAI SUL SITO INTERNET www.siamotuttialdopecora.org

 
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Testo appello:

Aldo è un giovane giornalista calabrese, ha 26 anni, e si guadagna da vivere scrivendo e collaborando (da precario) con Rai Educational.
Nel
2005 il suo nome è rimbalzato agli onori delle cronache per aver ideato lo slogan “E adesso ammazzateci tutti”, simbolo delle battaglie e della rivoluzione silenziosa avviata contro la ‘ndrangheta da quei ragazzi che insieme a lui saranno ribattezzati “i ragazzi di Locri”.
Nel giro di qualche mese molti di loro torneranno alla vita di ogni giorno, altri finiranno assorbiti dalla politica. Aldo no. Dall’alto dei suoi 19 anni lui sogna in grande, e vuole fare di quello slogan una vera forza organizzata, slegata da vincoli ideologici appartenenti al passato, una forza che guardi a tutti quei ragazzi e quelle ragazze che, come lui ed i suoi amici, sognano un’italia libera dalle mafie e dalla criminalità organizzata. Li conosce un po’ per strada ed un po’ tra le decine di assemblee organizzate in tutto il Paese. Nasce così “Ammazzateci Tutti”.
Negli anni a venire, mentre anche la
Calabria diviene purtroppo facile preda dei professionisti dell’antimafia, Aldo ed i suoi amici decidono di allargare gli orizzonti delle loro battaglie.

Facile parlare solo di mafia, di coppole, bisogna iniziare a chiamare per nome i problemi di una terra drammaticamente bella quanto difficile. E’ qui che Aldo mette il naso su affari sporchi, potentati, zone grigie.
Dalle battaglie contro “il Consiglio regionale più inquisito d’Italia”, al monitoraggio costante di decine e decine di delibere contenute nel Bollettino Ufficiale della Regione Calabria, alla difesa dei testimoni di giustizia, alla vicinanza ai tanti familiari delle vittime di ‘ndrangheta, alle mobilitazioni a sostegno di quei magistrati ostacolati dal portare avanti le loro inchieste su politici e massoni più o meno deviati.
Questo è sempre stato il biglietto da visita di “Ammazzateci Tutti” e del suo presidente Aldo Vincenzo Pecora.
Aldo non si arrende, non sta zitto. In
tanti provano a fermarlo, intimorirlo, isolarlo. Ma ottengono l’effetto contrario: Aldo denuncia tutto alle forze dell’ordine, rinunciando a farsi facile pubblicità.
Aldo è un impiccione. Non accetta che il giudice calabrese
Antonino Scopelliti sia stato dimenticato e che il delitto sia rimasto impunito. Indaga. Vuole riaprire il caso, e racchiude la sua inchiesta in un libro.
Aldo cresce e fa crescere il proprio rumore. Scrive, gira, organizza.

Aldo è un giovane che ha regalato sette dei suoi anni più belli ad una battaglia di civiltà e di riscatto culturale. Sette anni in cui si è guadagnato trasversalmente tanto onore ed altrettanto trasversalmente anche tanti nemici. Molti dichiarati, altri che ancora rimangono nell’ombra protetti forse da complici insospettabili.
Ed ora che Aldo ha reso sempre più credibile il suo agire, schivando ogni attacco e smontando ogni tentativo di delegittimazione, qualcuno ha deciso di alzare il tiro. Di mettere al muro lui ed i suoi affetti.
L’indirizzo di casa della sua famiglia è divenuto di pubblico dominio, ed a seguito di ciò Aldo (che si trovava in Calabria per impegni già noti) è stato fatto vittima di ben
due intimidazioni in rapida successione.
In un biglietto anonimo lasciato sulla sua macchina con alcuni proiettili qualcuno ha già proclamato la sua condanna: il giudice Scopelliti lo aspetta a braccia aperte.
Sempre sotto casa dei genitori, la sera di due giorni dopo, è stato aggredito da due finti giornalisti non si sa da chi né per che cosa mandati lì. Lo avevano atteso in macchina col motore acceso per ore.

Aldo è sotto tiro.
Aldo va protetto.
Ma Aldo non è e non sarà mai solo.
Per questo noi diciamo:
“Siamo tutti Aldo Pecora“.
Ammazzateci tutti!

don Luigi Ciotti
Michele Cucuzza
Nando dalla Chiesa
Maria Falcone
Ferdinando Imposimato
Pino Masciari
don Luigi Merola
Rosanna Scopelliti

SOTTOSCRIVI L'APPELLO


(ANSA) – CATANZARO, 2 MAR – ”Siamo tutti Aldo Pecora”. E’ lo slogan della nuova campagna di solidarieta’ al giovane fondatore e presidente del movimento antimafia ”Ammazzateci tutti” Aldo Pecora, destinatario la scorsa settimana di ben due gravi atti intimidatori. A promuovere l’iniziativa sono diverse personalita’ del mondo della cultura nonche’ delle piu’ importanti realta’ dell’ associazionismo antimafia d’Italia: don Luigi Ciotti, fondatore e presidente dell’associazione ‘Libera’, Michele Cucuzza, giornalista televisivo, Nando dalla Chiesa, figlio del generale Dalla Chiesa oltre che Presidente Onorario di ‘Libera’ e Presidente della Commissione antimafia del Comune di Milano, Maria Falcone, sorella del giudice Giovanni Falcone e presidente della fondazione ‘Giovanni e Francesca Falcone’, Ferdinando Imposimato, presidente onorario della Suprema Corte di Cassazione, Pino Masciari, imprenditore e testimone di giustizia calabrese, Don Luigi Merola, presidente fondazione’ ‘a voce d”e creature’, e Rosanna Scopelliti, figlia del giudice Antonino Scopelliti e presidente della fondazione a lui intitolata. ”Aldo e’ sotto tiro. Aldo va protetto” scrivono i promotori in chiusura dell’appello, invitando cosi’ le autorita’ preposte a valutare l’adozione di opportune misure di tutela o protezione per il giovane calabrese minacciato.
E’ attivo da oggi il sito www.siamotuttialdopecora.org attraverso il quale chiunque potra’ sottoscrivere l’appello e partecipare attivamente alla campagna nazionale di solidarieta’. (ANSA).

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Testo appello:

Aldo è un giovane giornalista calabrese, ha 26 anni, e si guadagna da vivere scrivendo e collaborando (da precario) con Rai Educational.
Nel
2005 il suo nome è rimbalzato agli onori delle cronache per aver ideato lo slogan “E adesso ammazzateci tutti”, simbolo delle battaglie e della rivoluzione silenziosa avviata contro la ‘ndrangheta da quei ragazzi che insieme a lui saranno ribattezzati “i ragazzi di Locri”.
Nel giro di qualche mese molti di loro torneranno alla vita di ogni giorno, altri finiranno assorbiti dalla politica. Aldo no. Dall’alto dei suoi 19 anni lui sogna in grande, e vuole fare di quello slogan una vera forza organizzata, slegata da vincoli ideologici appartenenti al passato, una forza che guardi a tutti quei ragazzi e quelle ragazze che, come lui ed i suoi amici, sognano un’italia libera dalle mafie e dalla criminalità organizzata. Li conosce un po’ per strada ed un po’ tra le decine di assemblee organizzate in tutto il Paese. Nasce così “Ammazzateci Tutti”.
Negli anni a venire, mentre anche la
Calabria diviene purtroppo facile preda dei professionisti dell’antimafia, Aldo ed i suoi amici decidono di allargare gli orizzonti delle loro battaglie.

Facile parlare solo di mafia, di coppole, bisogna iniziare a chiamare per nome i problemi di una terra drammaticamente bella quanto difficile. E’ qui che Aldo mette il naso su affari sporchi, potentati, zone grigie.
Dalle battaglie contro “il Consiglio regionale più inquisito d’Italia”, al monitoraggio costante di decine e decine di delibere contenute nel Bollettino Ufficiale della Regione Calabria, alla difesa dei testimoni di giustizia, alla vicinanza ai tanti familiari delle vittime di ‘ndrangheta, alle mobilitazioni a sostegno di quei magistrati ostacolati dal portare avanti le loro inchieste su politici e massoni più o meno deviati.
Questo è sempre stato il biglietto da visita di “Ammazzateci Tutti” e del suo presidente Aldo Vincenzo Pecora.
Aldo non si arrende, non sta zitto. In
tanti provano a fermarlo, intimorirlo, isolarlo. Ma ottengono l’effetto contrario: Aldo denuncia tutto alle forze dell’ordine, rinunciando a farsi facile pubblicità.
Aldo è un impiccione. Non accetta che il giudice calabrese
Antonino Scopelliti sia stato dimenticato e che il delitto sia rimasto impunito. Indaga. Vuole riaprire il caso, e racchiude la sua inchiesta in un libro.
Aldo cresce e fa crescere il proprio rumore. Scrive, gira, organizza.

Aldo è un giovane che ha regalato sette dei suoi anni più belli ad una battaglia di civiltà e di riscatto culturale. Sette anni in cui si è guadagnato trasversalmente tanto onore ed altrettanto trasversalmente anche tanti nemici. Molti dichiarati, altri che ancora rimangono nell’ombra protetti forse da complici insospettabili.
Ed ora che Aldo ha reso sempre più credibile il suo agire, schivando ogni attacco e smontando ogni tentativo di delegittimazione, qualcuno ha deciso di alzare il tiro. Di mettere al muro lui ed i suoi affetti.
L’indirizzo di casa della sua famiglia è divenuto di pubblico dominio, ed a seguito di ciò Aldo (che si trovava in Calabria per impegni già noti) è stato fatto vittima di ben
due intimidazioni in rapida successione.
In un biglietto anonimo lasciato sulla sua macchina con alcuni proiettili qualcuno ha già proclamato la sua condanna: il giudice Scopelliti lo aspetta a braccia aperte.
Sempre sotto casa dei genitori, la sera di due giorni dopo, è stato aggredito da due finti giornalisti non si sa da chi né per che cosa mandati lì. Lo avevano atteso in macchina col motore acceso per ore.

Aldo è sotto tiro.
Aldo va protetto.
Ma Aldo non è e non sarà mai solo.
Per questo noi diciamo:
“Siamo tutti Aldo Pecora“.
Ammazzateci tutti!

don Luigi Ciotti
Michele Cucuzza
Nando dalla Chiesa
Maria Falcone
Ferdinando Imposimato
Pino Masciari
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