Il direttore della DIA: “lotta senza quartiere alle mafie”

Il Generale Ferla, nel 2014 sequestrati beni per oltre 2,6 miliardi euro e confische per quasi 530 milioni

ROMA – ”La criminalità è come un virus mutante. Cambia pelle e si adatta alle situazioni: va bloccato con forza. Lottando insieme. Il vaccino è la prevenzione, il rafforzamento dell’attività investigativa sul territorio e una grande battaglia culturale contro la corruzione”.

In un’intervista all’Adnkronos il generale Nunzio Antonio Ferla, direttore della Dia, traccia il punto sulla lotta alla criminalità organizzata. L’occasione è la presentazione dei risultati operativi conseguiti nel 2014 dalla Direzione investigativa antimafia, che nell’anno in corso ha portato ”al sequestro di beni per oltre 2,6 miliardi di euro e a confische per un valore di quasi 530 milioni di euro”.

“La criminalità organizzata -fa notare il numero uno della Dia- sta vivendo una fase di radicale trasformazione, espandendosi in aree di maggiore sviluppo rispetto ai territori di elezione. Un fenomeno che risulta evidente se si prende in considerazione il dato dei provvedimenti interdittivi antimafia. Si vede infatti che le imprese interdette hanno sede nella quasi totalità dei casi al Nord, e precisamente in Lombardia, Emilia, Piemonte e Veneto. Ma i relativi titolari sono risultati legati, per vincoli parentali o per relazioni di affari, con persone o imprese del Sud”.

La Dia, spiega ancora Ferla, ”sta attualmente coordinando 299 inchieste contro la criminalità organizzata, di cui 55 di iniziativa e 244 su delega dell’autorità giudiziaria. Nel 2014 sono state concluse 85 operazioni che hanno portato a 139 provvedimenti restrittivi”.

Nel corso dell’ultimo anno la Direzione Investigativa Antimafia ha monitorato 1.887 imprese al fine di reprimere fenomeni di infiltrazione della criminalita’ organizzata negli appalti pubblici. Ha inoltre svolto accertamenti su 16.051 persone fisiche e compiuto 162 ispezioni all’interno di cantieri dove sono state controllate 4.668 persone, 1.165 imprese e 2.892 mezzi.

Il generale Nunzio Antonio Ferla, direttore della DIA

Il generale Nunzio Antonio Ferla, direttore della DIA

Prendendo spunto dal motto della Dia, “l’unione fa la forza“, il generale di divisione della Guardia di Finanza, dallo scorso ottobre a capo della Dia, rimarca: ”C’è molta richiesta di Dia sul territorio. Rilanciamo la lotta alla criminalità nel nostro ruolo di tutela del sistema finanziario dai tentativi di corruzione e riciclaggio. Oltre a qualificare la propria attività nelle investigazioni giudiziarie, la Dia è impegnata in attività preventive rivolte al contrasto delle infiltrazioni della criminalità mafiosa nell’economia legale e all’individuazione ed aggressione dei patrimoni mafiosi”. ”Con le nostre attività -scandisce Ferla- creiamo una ‘cinturazione’ alle infiltrazioni mafiose nel tessuto sano dell’economia e della società. Il nostro compito è la repressione dei fenomeni criminali, ma contribuiamo anche a creare anticorpi, mettendo in campo azioni investigative mirate”.


Tra le priorità della Dia, che da Nord a Sud del paese può contare sulla professionalità di 1.500 operatori, ”resta il sequestro dei patrioni mafiosi.
Indaghiamo negli ambiti che ci sono assegnati, e colpiamo gli intrecci malavitosi. Puntiamo a incrementare i legami di collaborazione con le procure perché l’azione sia ancora più incisiva e si arrestino meccanismi criminali che incidono sull’economia. Basterebbe considerare quanto non riesce a essere prodotto a causa della infiltrazioni della criminalità, per incentivare l’azione di contrasto alle mafie”.

Il direttore della Dia fotografa quindi un fenomeno che si sta affacciando con forza soprattutto negli ultimi tempi: ”Oltre alla capacità di realizzare capitali illeciti -spiega- la mafia accumula un ‘capitale sociale’, fatto di relazioni, infiltrazioni” e colletti bianchi che fiancheggiano o diventano organici alle organizzazioni criminali. Si assiste a ”legami flessibili ed aperti verso soggetti esterni all’organizzazione mafiosa ed appartenenti al mondo politico, imprenditoriale ed istituzionale”, in modo da garantire così al clan ”un ampio ed eterogeneo serbatoio di risorse relazionali”. In più, segnala il capo della Dia, ”la criminalità organizzata utilizza la corruzione per raggiungere i propri obiettivi, sostituendola o sommandola alla ‘classica’ intimidazione”.

”Fenomeni -è l’analisi del direttore della Dia- che combattiamo affiancando all’operatività e alla collaborazione con le forze di Polizia una battaglia di trasparenza. Serve costruire una cultura della legalità -indica il direttore della Dia- perché la lotta alla criminalità non è solo un compito della Polizia. Deve iniziare dalle scuole e proseguire nella società, perché abbiamo un nemico comune: la mafia”. ”La Dia -scandisce il generale della Gdf- non è un’organizzazione ‘terza’ ma un organismo interforze voluto dai padri dell’antimafia per colpire insieme e in maniera più forte la criminalità organizzata”.

Sotto il profilo legislativo, la Direzione investigativa antimafia guarda con soddisfazione alle misure sull’autoriciclaggio ma anche all’allungamento dei tempi di prescrizione: ”Occorre restringere i varchi in cui la mafia può inserirsi -è il monito del numero uno della Dia- e agire sulle ‘radici’ della mafia e della corruzione”. Alla conferenza stampa di presentazione dei risultati operativi conseguiti dalla Dia nel 2014, che ha visto l’intervento del ministro dell’Interno, Angelino Alfano, erano presenti, tra gli altri, il procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, il capo della Polizia, prefetto Alessandro Pansa, il presidente della commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi, il generale Artuto Esposito, direttore dell’Aisi e il nuovo capo del Dap, Santi Consolo.

VEDI ANCHE:

Le slide ufficiali del bilancio delle attività 2014 della DIA

redazione@ammazzatecitutti.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *