I vescovi calabresi: “la ‘ndrangheta è opera del male e del maligno”

“La nostra missione non sempre può coincidere con quella delle Procure”

REGGIO CALABRIA, 2 gen – La conferma, “pubblica e solenne” che chi fa parte della ‘ndrangheta “di fatto e’ fuori dalla comunione con la Chiesa”, accompagnata dall’invito alla conversione ma anche alla sottolineatura che, pur nel “profondo rispetto per magistratura e forze dell’ordine, sapendo che alcuni hanno pagato finanche con la vita l’impegno nel contrastare la criminalita’ organizzata”, la missione della Chiesa “non sempre puo’ coincidere con l’azione inquirente o punitiva, propria dello Stato”.

E’ quanto sostengono i Vescovi calabresi nella loro pastorale sulla ‘ndrangheta. “Non c’e’, e non ci puo’ essere – affermano i Vescovi – commistione tra una fede professata e una vita disorientata dall’appartenenza ad organizzazioni criminali. Alla chiarezza di tale annuncio dobbiamo accompagnare quanto Gesu’ ci ha insegnato a proposito dell’accoglienza del peccatore e viene dallo Spirito chiamato alla conversione. Senza un cambiamento concreto, pubblico, senza una vera e propria presa di distanza dalla vita vissuta nel male – scrivono i Vescovi – non si puo’ parlare di pentimento e di vera conversione; sono questi i segni indispensabili per un reinserimento pieno del peccatore nella comunita’ e per un percorso di ricostruzione interiore”.

“Annunciando il Vangelo – proseguono i Vescovi – la Chiesa – denuncia il peccato, ma indica alle persone colpevoli la via della comunque possibile ricostruzione interiore ed esteriore, che passa dalla conversione del cuore, dalla riparazione, dalla vita rinnovata completamente in Cristo. La necessaria collaborazione fra Chiesa e Magistratura segue, pertanto ed ovviamente, le singolari dinamiche dell’una e dell’altra; e trova il suo limite, per la natura stessa della Chiesa, in tutto cio’ che riguarda il ‘foro interno’ delle persone, cui la Chiesa si accosta come Madre, particolarmente nell’intimita’ del segreto confessionale che, mai, a costo perfino della vita, nessun ministro di Dio puo’ tradire.

La Chiesa non e’ la magistratura e non e’ la polizia e non e’ neppure e’ un tribunale civile, chiamato a distribuire patenti di mafiosita’. Allora e’ necessario che la Chiesa sia se stessa, anche quando difende la verita’ del Vangelo di fronte al terribile fenomeno mafioso. Svolgendo quella specifica missione che il Signore le ha affidato, invita continuamente ogni creatura a immergersi nel Corpo di Cristo, da cui puo’ rinascere a vita nuova, risorgendo perfino dai delitti piu’ efferati”.

(ANSA)

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