Clemente Ronaldo, Pierferdy, Silvio e Walter Costantino: corsi e ricorsi storici

Ruggero PegnaDopo il big bang di “mani pulite”, nei nostri partiti nulla fu più come prima, a cominciare dai  loro nomi. Il caos prese il sopravvento sia a destra che a sinistra. La parola “coerenza” divenne un sostantivo non meglio identificato, sparito nel moto della materia da cui ebbe inizio la fatidica seconda Repubblica. Tante particelle, a tratti vicine, in altri lontane, spesso in collisione. A quindici anni dall’esplosione della Dc, i vari pezzi del principale partito del dopoguerra continuano a vagare nell’universo della politica italiana come asteroidi senza orbita e senza meta, portando con sé i giovani sopravvissuti.

Era il ‘94 quando Clemente, il tarchiatello con lo strabismo di Venere e lo slanciato Pierferdy, fascinoso e brizzolato già all’età di sei anni, facevano nascere il Ccd, Centro Cristiano Democratico, mentre il serioso Rocco, soprannominato “brontolo” dagli amichetti,  diventava segretario del Ppi, Partito Popolare Italiano. Arrivati a sorpresa il grande Silvio ed il suo Polo delle Libertà, accompagnati da una cometa sul cielo dello Stadio Meazza, Clemente ne diventava subito re magio, Ministro del Lavoro e  finanche centravanti al posto di Ronaldo.

L’ amore tra Clemente e Pierferdy era bello e, come naturale, anche un po’ litigarello. Nel ’96, l’inattesa rottura. Il giovane Casini abbandona Clemente, ancora prima della moglie e se ne va nel Cdu, i nuovi Cristiani Democratici Uniti di Rocco “Brontolo” Buttiglione.

Gli ex giovani democristiani dimostrano subito la loro bravura nell' inventare sigle e formule,  muovendosi nel nuovo cosmo della politica con sorprendente disinvoltura.

Il tarchiatello, lasciato solo, cambia sponda per la prima volta e fonda così  il Cdr, Cristiano Democratici per la Repubblica. Subito dopo, però, il Cdr  confluisce nell’Udr, Unione Democratica per la Repubblica, di cui Clemente diventa segretario nazionale. Nel ’99, rendendosi conto che la sigla Udr era breve come le altre, per distinguersi, decide di allungarla e fonda l’Udeur, Unione Democratici per l’ Europa. Arriva così il nuovo millennio e insieme a Salvatore Cuffaro, per gli amici Totò, festeggia in grande stile, facendo anche il testimone di nozze del dottor Francesco Campanella, segretario dei giovani dell’Udeur e braccio destro di Bernardo Provenzano. Pierferdy risponderà più avanti, facendo il testimone al matrimonio di Pino Galati.

Intanto, Ccd e Cdu si uniscono, insieme a De, Democrazia Europea, nell’ Udc e  con Forza Italia ed An costruiscono la “Casa delle Libertà”, un’autentica grande stazione orbitale. Nel frattempo, durante i suoi movimenti un po’ qui, un po lì,  Clemente, appoggiato da Forza Italia, diventa sindaco di Ceppaloni con la lista “Ceppaloni al centro”, battendo il candidato di centrosinistra e rifondazione, di cui poi diventerà alleato. Casini, folgorato dall’ azzurro di Silvio e da Azzurra Caltagirone, decide di lasciare anche la moglie. Mentre pensa alle nuove nozze,  Clemente viene eletto senatore nelle liste dell’ “Udeur Popolari” e diviene Ministro della Giustizia di Romano II, a cui fa vincere le elezioni proprio contro il suo primo Premier e Presidente. Le orbite di Clemente, capaci di sfidare tutte le leggi dell’Universo,  fanno impazzire gli astronomi ed i magistrati di tutto il mondo.

Ben presto, preso da un forte senso di colpa e da una raffica di avvisi di garanzia, pugnala Romano alle spalle e decide di  tornare a vagare con il popolo dell’Udeur, come un moderno Mosè nello spazio.  Per fortuna, molti dei suoi politici ed elettori, prevedendo questo nuovo duro viaggio, avevano fatto le necessarie provviste per una lunga sopravvivenza.

Dopo il big bang di “mani pulite”, nella politica italiana nulla fu più come prima. Il caos prese il sopravvento sia a destra che a sinistra…

Così, dopo mutamenti e nomi di ogni tipo, smarrimenti e ritrovamenti, perdite anche della conoscenza e soprattutto della coscienza, coalizioni e collisioni, stiamo per tornare a votare. Molti asteroidi, impattando tra loro, hanno dato vita a nuovi straordinari corpi celesti, con il Popolo della Libertà, da una parte e quello del Partito Democratico, dall’altra.

Clemente il tarchiatello e Pierferdy, scaricati dai vecchi amici, dopo quindici anni, gira che ti rigira, sono tornati ancora lì, al centro, vicini come un tempo. Romano non c’è più. E forse, perlomeno, non rivedremo volare pezzi di mortadella in Parlamento. Al posto del ciclista è arrivato Walter il podista. Per emulare l’imperatore Gaio Flavio Valerio Aurelio Costantino, detto “Costantino il grande”, s’è fatto quaranta chilometri di salita a piedi per aprire la campagna elettorale a Spello e parlare agli uccelli. I suoi sostenitori, stremati, sono svenuti lungo i tornanti e si sono persi l’appassionato “messaggio di unità e speranza”. Le immagini della campagna umbra alle spalle di Walter sono, però, allo studio dei Ris. Pare che molti politici dell’Udeur siano stati notati mentre si nascondevano tra gli arbusti alla ricerca del tesoretto di Padoa Schioppa. D’altronde, è l’unica cosa a cui possiamo aggrapparci per recuperare tre euro a testa. Gli immigrati, che hanno ben capito che dopo il boom economico, ora stiamo per fare soltanto un grande “boom”, hanno cominciato ad emigrare.

 
Abbiamo, però, ancora un’ ultima chance. Il 13 aprile è vicino e torneremo alle urne. Forse, in Calabria si voterà  anche per le regionali. Gli eredi di De Magistris pare che la pensino esattamente come lui. Se continuano a far arrestare un consigliere regionale ogni due giorni, a Palazzo Campanella  non resterà più nessuno. Agazio e Pantaleone, mentre scrivono la lettera di saluto ai calabresi,  hanno già acceso i motori dell’ Audi Jet  presidenziale per il decollo. Almeno, finalmente, scopriremo perché l’auto blu del Presidente è costata mezzo milione di euro!

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