La notte della Repubblica, ma anche della democrazia e della ragione

Uguale per Tutti Il sen. Clemente Mastella ha pubblicato sul suo blog il decreto di archiviazione che lo riguarda con riferimento all’indagine avviata nei suoi confronti dal collega De Magistris.

Insieme al decreto di archiviazione si trovano sullo stesso blog due articoli del Riformista e dell’Avvenire dal contenuto veramente surreale. Il guaio è che le opinioni espresse con tanta sicumera in quegli articoli sono quelle condivise anche da altri. Il che impone una riflessione su come sia possibile che nel nostro Paese le condizioni della libertà di stampa (Il rapporto di Freedomhouse per il 2007 ci colloca al 61° posto nel mondo per libertà di stampa; la Germania e gli Stati Uniti sono al 16° posto; l'Inghilterra al 31°; Taiwan al 33°; l'Ungheria al 39°; le Mauritius al 55° e il Sudafrica al 59°) e una gestione del potere quale quella che è sotto gli occhi di tutti portino a una totale indifferenza alla realtà delle cose, stravolgendo il senso di tutto e anche le evidenze fattuali.
 
Si impongono, dunque, alcune considerazioni sulla logica dell’archiviazione sulla base della quale dovremmo chiedere scusa al sen. Mastella. Il decreto può essere letto a questo link (tratto, come ho detto, dal blog del sen. Mastella).
 
Non intendo discuterlo nel merito, perché non conosco gli atti del processo e, dunque, non ho elementi per dire se, nella sostanza, sia corretto o no, in relazione a quegli atti. Tutti abbiamo, invece, elementi per comprendere quanto sia assurdo trarre da quel decreto elementi di giudizio contro De Magistris.
 
Perché la cosa sia comprensibile anche ai “non addetti ai lavori”, è necessario mettere in chiaro alcuni punti che, misteriosamente, sembrano sfuggire agli opinion leader nostrani.
 
 1. L’iscrizione di qualcuno nel registro degli indagati è atto a sua garanzia e non contro di lui: l’iscrizione fa sorgere, infatti, in favore dell’iscritto il diritto alle garanzie proprie dell’indagato e fa iniziare a decorrere il termine massimo di durata delle indagini. Questo, peraltro, è quello che ha scritto il C.S.M. nella sentenza contro De Magistris, facendo poi errata applicazione del principio e condannando De Magistris per avere iscritto il sen. avv. Pittelli in un modo che asseritamente non assicurava la certezza della data di iscrizione (in sostanza, lì lo condannano perché asseritamente non iscrive, qui lo vorrebbero condannato perché iscrive).
 
 2. L’iscrizione si fa all’inizio delle indagini, prima di cominciarle e per poterle cominciare. Dunque, non ha alcun senso pretendere che all’inizio delle indagini ci siano già le prove che servirebbero per una condanna.
 
 3. Il pubblico ministero deve indagare ogni volta che sembra che ci sia un reato e nei confronti di tutti quelli che ne potrebbero essere autori. Per questo tantissime volte, alla fine delle indagini, chiede l’archiviazione. Perché spessissimo l’ipotesi di accusa si rivela infondata. Dunque, l’archiviazione non è sotto alcun profilo una sconfitta del pubblico ministero (tanto più, poi, se al pubblico ministero che ha fatto l'iscrizione il processo è stato tolto l'indomani, impedendogli di coltivare la sua ipotesi d'accusa) e pretendere che il pubblico ministero indaghi nei confronti di qualcuno solo quando ha le prove che lui sia colpevole è un “illogico assoluto”. Si indaga per verificare “se” e non “che” uno è colpevole.
 
 4. Ha senso chiedere scusa a qualcuno quando si è fatto nei suoi confronti qualcosa che non si aveva il potere e il dovere di fare: chiedo scusa se ho arrestato una persona senza i gravi indizi di colpevolezza. Non avrebbe alcun senso chiedere scusa a qualcuno perché mi sono permesso di ipotizzare che egli potesse essere autore di un reato e, conseguentemente, l’ho iscritto nel registro degli indagati, perché se questo avesse un senso i pubblici ministeri dovrebbero passare la vita a chiedere scusa alle migliaia di persone che vengono iscritte nel registro degli indagati e poi “archiviate”. Il fatto che qualcuno pretenda delle scuse solo perché ci si è permessi di “sospettare di lui” (questo è ciò che dà luogo alla iscrizione di qualcuno nel registro degli indagati) dà la misura di quanto profonda sia la notte della ragione, della Repubblica e della democrazia in Italia oggi.
 
Tutto ciò posto, per capire l’illogicità dei ragionamenti di chi vuole delle scuse, faccio un esempio comprensibile a tutti.
Immaginiamo che una signora venga trovata assassinata in casa sua.  In questo caso il pubblico ministero si trova dinanzi alla cosiddetta “prova generica” di reato. C’è la prova (c.d. “generica”) che è stato commesso un omicidio, ma non si sa chi l’ha commesso.
 
Una cosa simile c’è in Calabria, dove è evidente che si è abusato e tanto del denaro pubblico, ma non si sa chi lo abbia fatto (e certo il fatto che non si sappia chi lo abbia fatto, posto che i fatti sono lì davanti a tutti, non depone bene per chi dovrebbe accertare queste cose). A un certo punto (nella storiella noir della signora assassinata), una vicina di casa si reca in Procura e dice al P.M.: “Guardi che io il giorno del delitto ho visto il marito della signora uscire di corsa dalla casa dove è stata trovata la morta”.
 
A questo punto il mio giallo si biforca in due ipotesi (un po’ come nel film Sliding doors). Nella prima ipotesi, il marito della morta è una persona qualunque, come per esempio Alberto Stasi.
In questo caso, il P.M., sentita la vicina di casa, pensa: “Caspita, ma allora l’assassino potrebbe (è solo una ipotesi) anche essere il marito”. E decide di indagare per verificare se questa ipotesi sia fondata o no.
Per potere indagare, iscrive il marito nel registro degli indagati e inizia una indagine che può durare poco, se il marito ha un alibi di ferro, o molto se non si trova l’assassino.
 
Dopo avere fatto tutte le indagini possibili, il P.M. tira le sue conclusioni e, se non è risultata provata la colpevolezza del marito, chiede l’archiviazione, mentre se quella è stata provata ne chiede il rinvio a giudizio. In nessuna delle due ipotesi chiede scusa a nessuno.
 
Seconda ipotesi. Il marito della donna uccisa non è “una persona qualunque”, ma un Senatore della Repubblica.
Anche in questo caso il P.M.. pensa: “Caspita, ma allora l’assassino potrebbe (è solo una ipotesi) anche essere il marito”. E decide di indagare per verificare se questa ipotesi sia fondata o no.
 
Come nell’altra ipotesi, per potere indagare, iscrive il marito nel registro degli indagati e inizia una indagine che potrebbe durare poco, se il marito ha un alibi di ferro, o molto se non si trova l’assassino.
Ma in questo caso la storia ha un altro corso.
Interviene la Procura Generale e, in violazione delle leggi in materia (violazione che nessuno sanzionerà), dispone una avocazione definita da autorevole magistrato “impensabile” e toglie l’inchiesta al P.M..
 
Dopo di che chiede l’archiviazione della stessa, dicendo: “Ma uscire di corsa dalla casa del delitto non prova che il senatore sia l’assassino”. Il G.I.P. dice: “Certo, è vero. Queste non sono prove di colpevolezza. Il senatore va archiviato. E non ci si doveva permettere neppure di sospettarlo”. Aggiunge, fra l’altro: «Il tabulato relativo all’utenza in uso al sen. Mastella, acquisito senza l'autorizzazione della Camera di appartenenza, è inutilizzabile». E questa è cosa giuridicamente del tutto opinabile (a mio modesto parere sbagliata, ma si tratta di materia tecnicamente controversa e a sbagliare potrei essere io).
 
E ancora: «Nel merito, comunque, esso conferma soltanto la frequentazione telefonica tra Saladino ed il Senatore già per altre vie emersa, ma inespressiva “di condotte del Mastella ipotizzabili come reati”». Come dire, nel mio raccontino noir: “L’uscita di corsa del marito dalla casa del delitto conferma soltanto la frequentazione della casa propria da parte del marito della morta già per altre vie emersa (è il marito convivente!!), ma inespressiva di condotte del marito ipotizzabili come reato”.
 
Ma certo, si dovrebbe dire in entrambi i casi, quelle circostanze, infatti, secondo la legge e la logica delle cose e del procedimento penale dovevano servire a cominciarla una indagine (come avevano fatto De Magistris nella realtà e il P.M. nella prima versione della mia storiella) e non a chiuderla (come hanno fatto la Procura Generale e il G.I.P. nella seconda versione della mia storiella e nella realtà).
 
Poi, lo stesso G.I.P. forse si rende conto che, in altre occasioni simili, a un pubblico ministero che avesse chiesto l’archiviazione altri G.I.P. l’avrebbero negata, invitandolo a proseguire le indagini per verificare meglio la fondatezza o meno dell’ipotesi di accusa, e, per risolvere questa possibile contraddizione, aggiunge (testualmente dal decreto sul sen. Mastella): «L’analisi dei risultati investigativi acquisiti rende del tutto superfluo l’ulteriore prosieguo».
 
Ma nessuna motivazione di ciò adduce. E ciò stupisce non poco, data la delicatezza e complessità del caso. Ma la Procura Generale e il C.S.M. hanno dato prova negli ultimi mesi di punire l’eccesso di motivazione e non il difetto.
 
A questo punto, urla di indignazione di tutti: “Povero senatore perseguitato. Chiedetegli scusa. Come avete potuto fargli quello che gli avete fatto”.
Allora uno si chiede: “Ma che gli hanno fatto”? E la risposta è: si sono permessi di sospettarlo e di decidere di verificare se ciò che appariva era. Evidentemente in Italia oggi è vietato sospettare dei potenti. Anche quando ciò che si vede depone contro di loro.
 
La lezione che viene ai magistrati dal caso De Magistris è: non vi azzardate a farlo più, perché, se lo rifarete, verrete espropriati del fascicolo (che vi verrà tolto prelevandolo in vostra assenza dalla cassaforte del vostro ufficio), verrete condannati e trasferiti in altra città e in altra funzione, verrete diffamati in ogni dove e dovrete, infine, pure chiedere scusa.
Decisamente la notte della Repubblica, ma anche della democrazia e della ragione.
 
 
 
 P.S. – Alcuni a questo punto diranno: “Eh, ma allora, se si va appresso al raccontino di Lima, il povero Mastella non potrà mai prevalere su De Magistris”. Si, è vero, perché il problema che ha un paese democratico non è fare guerre fra senatori e magistrati, consentendo a questo o quello di “prevalere”, ma consentire ai magistrati e prima ancora al popolo di verificare l’onestà anche dei governanti.
 
 P.P.S. – Altri a questo punto diranno: “Eh, ma allora chiunque può venire iscritto nel registro degli indagati in qualunque momento sulla base di qualunque anche strampalata ipotesi di accusa”. Premesso che l'ipotesi di De Magistris era assolutamente ragionevole e non strampalata, si, è vero ed è proprio quello che prevede il codice di procedura penale, che pretende che il P.M. iscriva subito ogni sospettato e che sospetti di ogni possibile colpevole. D’altra parte essere iscritti non è cosa in sé dannosa sotto alcun profilo (e non si dica che lo è perché la stampa ci tesse sopra una tela, perché la magistratura che già sconta l’opportunismo servo della stampa non può scontarne anche l’avidità cinica, che la porta a “sbattere [quando le conviene] mostri in prima pagina”) e, soprattutto, succede ogni giorno a migliaia di persone qualsiasi, me compreso, senza che queste trovino cose tipo il Riformista o l'Avvenire ad alzare la voce rivendicando per loro scuse non dovute a nessuno.
 
 P.P.P.S. – La cosa peculiare di questo decreto di archiviazione e dell’uso mediatico che ne è stato fatto è che in esso il G.I.P. non si limita a disporre l’archiviazione per infondatezza della notitia criminis, ma afferma, fra l’altro, addirittura (cosa davvero moltissimo insolita) che quella ritenuta tale dal P.M. non era neppure una notitia criminis, così che l’indagato non solo va “archiviato”, ma non andava iscritto (la cosa, se misurata con il metro attuale della Procura Generale della Cassazione, andrebbe qualificata come abnorme, non essendo previsto dalla legge alcun sindacato del G.I.P. sulla iscrizione, ma solo sulla richiesta di archiviazione o di rinvio a giudizio).
 
 P.P.P.P.S. – Le dichiarazioni rese al P.M. De Magistris da Giuseppe Tursi Prato l’11 ottobre 2007 le ha pubblicate Panorama a questo indirizzo.
 
Felice Lima
Giudice del Tribunale di Catania
(http://toghe.blogspot.com)
  

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