Scopelliti, un delitto ancora impunito

RIAPRIRE LE INDAGINI SULL'ASSASSINIO DEL GIUDICE.

Il giudice Antonino Scopelliti 9 agosto 1991 – 9 Agosto 2008.  Diciassette anni di silenzio e di impunità  ci separano dal barbaro assassinio del giudice Antonino Scopelliti. Pochi i fatti accertati, ma soprattutto, nessuna giustizia per la vittima di quella ferocia e per la sua famiglia. Restano ancora nell’ ombra il movente e i mandanti del delitto.

Il processo, chiuso penalmente in Cassazione nel 2004,  non è riuscito a dipanare l’ intreccio criminale che ne fu all’ origine, e a ristabilire verità e chiarezza. Una verità irrinunciabile ed attesa,  per la quale intendono impegnarsi il Movimento Ammazzateci tutti e la Fondazione  Scopelliti, presieduta dalla figlia Rosanna.  Una promessa alla quale è dedicata la seconda edizione di Legalitàlia, in programma a Reggio Calabria da venerdì 8 a Domenica 10 Agosto.
L’ obiettivo è quello di ricercare elementi utili a riaprire il fascicolo sull’ omicidio, facendo emergere nuove testimonianze e coinvolgendo cittadini ed istituzioni in un percorso di legalità e trasparenza. Quando fu ucciso, Scopelliti, in qualità di sostituto procuratore generale presso la Cassazione, si accingeva a sostenere la pubblica accusa nel maxiprocesso contro Cosa Nostra, giunto dinanzi alla Suprema Corte dopo le pesanti condanne inflitte in appello dai magistrati palermitani. Una posizione che fu lui stesso a richiedere, e per la quale era stato raggiunto da telefonate e minacce.  Quel 9 Agosto il magistrato, tornato nella  natìa Calabria per le vacanze, si trovava a Campo Piale, sulla strada provinciale tra Villa San Giovanni e Campo Calabro, quando venne raggiunto da due colpi d’ arma da fuoco esplosi da una vettura. A finirlo, fu poi un terzo, fatale, colpo di pistola sparato a bruciapelo.

Una vita spezzata in pochi, terribili istanti, per la quale non vi è ancora oggi la consolazione possibile, seppur minima, della verità e della giustizia. Come mandante del delitto,  venne condannato all’ ergastolo, in primo grado, Pietro Aglieri, capomandamento di Santa Maria del Gesù dopo l’ ascesa dei corleonesi e influente membro della Cupola. Aglieri,  imputato anche nel processo per l’ omicidio di Salvo Lima e in quelli per le stragi di Capaci e di via D’ Amelio e attualmente detenuto in carcere , venne tuttavia assolto dalla Corte di Cassazione perché accusato da soli pentiti.

Il 19 Luglio 1999, infatti, la Suprema Corte depositò le motivazioni della sentenza di assoluzione  per i componenti della cupola mafiosa accusati, condannati in primo grado per l'assassinio del giudice Scopelliti e assolti in appello. Secondo la Cassazione per giungere a una condanna non sarebbero bastate le sole accuse dei collaboratori di giustizia, che in questo caso sarebbero state anche discordanti.  Non risultava dunque suffragata  da adeguati riscontri, a parere dei giudici, la tesi del boss della Sacra Corona Unita Marino Pulito, il quale, divenuto collaboratore di giustizia, aveva rivelato che alla base dell’ omicidio ci sarebbe stato un fallito tentativo di corruzione nei confronti del giudice Scopelliti.

A questi, infatti,  sarebbero stati offerti, senza successo, cinque miliardi per aggiustare il processo che vedeva imputati i vertici della cupola siciliana. Sarebbe stata proprio la sua intransigenza verso questa soluzione a scatenare l' ira dei corleonesi e a decretarne la condanna a morte. Per compiere il delitto, si sarebbero mosse insieme la mafia siciliana e la ‘ndrangheta calabrese, e quest’ ultima avrebbe fornito gli esecutori materiali, sebbene  la posizione processuale dei calabresi, i fratelli Antonio, Antonino e Giuseppe Garonfolo e di Luigi Molinetti, sia stata stralciata nella richiesta di rinvio a giudizio. Ma forse, dietro quel delitto, c’era soprattutto la volontà delle cosche di lanciare un segnale alla politica, perché fosse bloccato il maxiprocesso.

Diciassette anni dopo, il Movimento “Ammazzateci tutti” e la Fondazione Scopelliti, invitano la comunità reggina, i  suoi rappresentanti e le istituzioni tutte ad unirsi nella lotta contro ogni connivenza, e ad intraprendere insieme quel cammino, troppo a lungo disatteso,  di confronto  e di concreta partecipazione.

 
Angela Chirico 

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