“Almeno 5 mila ristoranti in mano alla criminalità”

Secondo il rapporto presentato da Coldiretti ed Eurispes

ROMA, 15 gen. – Le organizzazioni criminali stanno in questi anni approfittando della crisi economica per penetrare in modo sempre piu’ massiccio e capillare nell’economia legale. Quello della ristorazione e’ uno dei settori maggiormente appetibili. In alcuni casi la mafia possiede addirittura franchising, forti dei capitali assicurati dai traffici illeciti collaterali, queste attivita’ aprono in breve tempo decine di filiali in diversi paesi del mondo.

E’ quanto emerge dal terzo Rapporto Agromafie elaborato da Coldiretti, Eurispes, e Osservatorio sulla criminalita’ nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare dal quale si evidenzia che sono almeno 5.000 i locali della ristorazione nelle mani della criminalita’ organizzata nel nostro Paese. Attivita’ “pulite” che si affiancano a quelle “sporche”, avvalendosi degli introiti delle seconde, assicurandosi cosi’ la possibilita’ di sopravvivere anche agli incerti del mercato ed alle congiunture economiche sfavorevoli, ma anche di contare su un vantaggio rispetto alla concorrenza, la disponibilita’ di liquidita’, e di espandere gli affari.

La frequenza con cui si verificano questi fatti si accompagna ad un cambiamento culturale: fare affari con esponenti delle organizzazioni mafiose viene spesso considerato “normale”, inevitabile se si vuole sopravvivere. Viene considerato inevitabile non rispettare regole percepite come ingiuste, soffocanti per chi gestisce un’azienda, a cominciare dalla pressione fiscale. Acquisendo e gestendo direttamente o indirettamente gli esercizi ristorativi le organizzazioni criminali anche la possibilita’ di rispondere facilmente ad una delle necessita’ piu’ pressanti: riciclare il denaro frutto delle attivita’ illecite. Cosa Nostra manifesta un particolare interesse nei confronti dell’acquisizione e della costituzione di aziende agricole, ma anche della grande distribuzione alimentare (centri commerciali e supermercati). La Camorra mira a tutto il settore agroalimentare ed alla ristorazione in modo specifico.

La ‘Ndrangheta, per infiltrarsi nel comparto agroalimentare, sfrutta in particolar modo le connivenze all’interno della Pubblica amministrazione. Le attivita’ ristorative sono dunque molto spesso tra gli schermi “legali” dietro i quali si cela un’espansione mafiosa sempre piu’ aggressiva e sempre piu’ integrata nell’economia regolare. La politica imprenditoriale della mafia moderna si caratterizza per una vocazione colonizzatrice ed una struttura tentacolare, di crescente complessita’. Grazie ad una collaudata politica della mimetizzazione, le organizzazioni riescono a tutelare i patrimoni finanziari accumulati con le attivita’ illecite. Si muovono ormai come articolate holding finanziarie, all’interno delle quali gli esercizi ristorativi rappresentano efficienti coperture, con una facciata di legalita’ dietro la quale e’ difficile risalire ai veri proprietari ed all’origine dei capitali.

Le operazioni delle Forze dell’ordine – concludono Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalita’ agroalimentare – indicano con chiarezza gli interessi di tutte le organizzazioni criminali nel settore agroalimentare, ma anche in modo specifico nella ristorazione nelle sue diverse forme, dai franchising ai locali esclusivi, da bar e trattorie ai ristoranti di lusso e aperibar alla moda.

(Dire)

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