Camorra e Camorra

Visto che ultimamente si sente parlare sempre piú di camorra, erroneamente messa a paragone con le brigate rosse, si vuole ragionare su quella che è la piú grande "impresa" napoletana. Non so se guerra civile sia il termine giusto. La camorra non è napoletana. La sua dote principale è la prepotenza. Camorra e camorra La sua anima è il malaffare che non disdegna di associarsi col mondo industriale ed economico. Camorra! Al solo sentire questo termine subito la mente ci porta a Napoli e alla delinquenza e illegalità comuni a tutto il Sud. Sulla camorra e su cosa questa sia, sono stati scritti un’infinità di testi, anche per cercare di determinarne le origini e per sapere da chi questa fosse composta. Si è dato sempre per scontato però – o si è addirittura dribblato – su cosa la camorra fondasse il suo potere, cioè su quale fosse la sua arma per eccellenza.

 
La prerogativa di un camorrista è senza dubbio la capacità di imporsi sugli altri, e non con prove o giri di parole, ma con la prepotenza. La soverchieria (abuso di forza) è vecchia quanto il mondo e ne hanno fatto largo uso re antichi e moderni, governi di tutte le ere e imprenditori senza scrupoli, per tutti questi viene adottato il termine di tiranno, ma quando tale prepotenza viene usata dal cittadino del ceto basso questi viene comunemente detto camorrista o mafioso. Tra gli sbarbatelli prepotenti della nostra era, invece, è di uso molto comune il termine bullo (dall’inglese bull che significa toro), ed il bullismo non è altro che l’anticamera della camorra e della criminalità organizzata in generale (oggi pretendono pochi spiccioli da un coetaneo, domani chiederanno il pizzo ad un negoziante), e al di là delle chiacchiere mediatiche, il bullismo è molto piú diffuso nel nord Italia che al Sud.
 
Il tiranno è un criminale, il camorrista è un criminale, il bullo è tendenzialmente un criminale, il prepotente può essere un criminale. È criminale chi commette un crimine, un reato, vale a dire chi víola un’espressa disposizione di legge. Imporsi sugli altri con la forza della prepotenza è una cosa che avviene in ogni momento della giornata ed in ogni parte del mondo, in ogni ambiente sociale, e tali prepotenti usano aggregarsi in bande e associazioni di carattere delinquenziale con uno scopo piú o meno "imprenditoriale". Tali bande tendono a dividersi i territori di una città o di un intero paese. Grazie alla televisione siamo a conoscenza di come questo avvenga nelle grandi metropoli americane, come New York, Los Angeles, San Francisco, New Orleans, Città del Messico, e nei paesi latino-americani, o nelle metropoli asiatiche o europee; vi sono diverse mafie, si sente parlare di quella cinese, russa, nigeriana, giapponese, o di quella marsigliese e siciliana, si parla di ndrangheta calabrese, ma anche di cartelli sudamericani, albanesi e slavi in genere, oppure di sacra corona unita in Puglia e di camorra in Campania.
 
A differenza delle altre, le organizzazioni criminali italiane, e la camorra in particolare, hanno avuto una evoluzione storica complessa passando da ‘onorata società’, composta da bande di ceto basso con rispetto di regole d’onore, ad organizzazioni criminali imprenditoriale. Nel caso della camorra poi, questa acquisí una veste di legalità sin da quando si mise agli ordini di Garibaldi prima, intimorendo la popolazione in modo che questi non trovasse opposizione, e dei piemontesi, poi, che gli diedero incarichi istituzionali per poter sottomettere meglio i napoletani che non ci stavano a soccombere all’invasore. Prova di questo si ebbe quando per il "plebiscito", i camorristi presenziavano i seggi e con la forza della prepotenza incitavano a votare a favore dell’annessione al Piemonte, mazzate e coltellate a chi si opponeva; solo per questo si potrebbe pretendere un nuovo vero plebiscito con osservatori internazionali.
 
Senza dilungarci tanto, questo fa capire perché oggi i camorristi portino giacca e cravatta, una divisa copiata dai mafiosi massonici del nord, i quali spogliatisi delle camicie rosse e del comportamento banditesco che caratterizzava l’accozzaglia di masnadieri garibaldeschi, si diedero subito a perpretare furfanterie imprenditoriali legalizzate ai danni delle terre conquistate. I camorristi di allora venivano trattati da ignoranti rubagalline, cosa che avviene piú o meno anche oggi, infatti i rifiuti vengono dati in gestione alla camorra e i massoni nordisti si pappano banche, assicurazioni, comunicazioni, grandi industrie e quant’altro, lasciano di tanto in tanto un contentino ai camorristi facendoli sbizzarrire nelle costruzioni. Ma ultimamente la camorra, e non solo, si spande su tutto il territorio nazionale e anche fuori grazie ad alleanze con altre organizzazioni.
 
Oggi la camorra è una grande società imprenditoriale, con uomini chiave in politica, economia e nel sociale, fattura quanto una multinazionale ed ha collegamenti commerciali in tutto il mondo, per cui è assai difficile eliminare una tale potenza economica senza che fosche conseguenze si abbattano sulla società civile. Infatti, i camorristi in quanto tali, si possono contare come si contano le famiglie che fanno parte di tale organizzazione, ma sono i camorristi giornalieri e occasionali a fare numero, vale a dire i collaborazionisti che di tanto in tanto fanno lavori saltuari, per cui con la camorra ci vivono centinaia di migliaia di persone, altrimenti disoccupate, che grazie al sistema camorristico riescono a fare quello che lo Stato non gli consente, e cioè portare avanti una famiglia, quindi riuscire a sposarsi, ad avere una casa, a crescere dei figli; con questo non si vogliono cercare scusanti, ma se per ipotesi si pensa di poter veramente annientare la camorra a Napoli, la cosa sarebbe paragonabile, come conseguenze "sociali" alla chiusura della Fiat con tutto il lingotto a Torino e magari anche di piú, ecco perché molta gente sente di doversi astenersi da certe denunce, anzi c’è addirittura qualcuno che li difende, perché per questi la camorra è lo Stato che non c’è.
 
Se si ha un problema economico si va dalla camorra, se si ha un problema privato con qualcuno si chiede l’intermediazione della camorra, se ti rubano un auto non sporgi denuncia ai carabinieri, ma vai dalla camorra per ritrovarla, e la trovi; signori, questi sono i compiti dello Stato e se la camorra l’ha potuto sostituire cosí bene, la colpa non è della gente, ma dello Stato che lo ha permesso. È certo che se Napoli e la Campania vivono in uno stato di degrado sociale e di abbandono imprenditoriale, la colpa è dei camorristi, che come al tempo di Garibaldi, hanno tradito la loro terra, l’hanno venduta per pochi spiccioli facendo ingrassare chi oggi predica la secessione o il federalismo.
 
Il SUD è come un limone spremuto all’inverosimile, ed ora è pronto per essere buttato, abbandonato, e la colpa è solo di certi camorristi traditori che non ritengo napoletani, ma mercenari, soldati, uomini al soldo di chi gli fa fare un affare. Non credo che qualcuno porterebbe la merda degli altri in casa propria solo per guadagnare dei soldi, questi traditori di Napoli l’hanno fatto, essi sono i primi nemici del SUD. Il risultato è che la Campania è diventata un’enorme discarica di rifiuti tossici del nord, sulla quale i capi camorra fanno erigere, ignorando incredibilmente la realtà, le loro ville con piscine. Vorrei far capire una cosa a questi prepotenti camorristi e malavitosi in genere, e cioè che dal momento che si buttano in questa terribile e tormentata avventura, rischiano essi stessi di morire prematuramente e infatti molti giovanissimi, purtroppo, ci rimettono il grande dono della vita quasi ogni giorno.
 
Per non parlare dell’altissima possibilità di perdere un parente in vendette trasversali, che sia la madre o il padre, i figli o la moglie, fratelli o sorelle, cognati, cugini, etc., a questo si aggiungono i continui spostamenti di abitazione tanto che alla fine quasi non ricordano piú dove abitano. Se non muori subito ti ritrovi orfano o vedovo e comunque con una famiglia decimata, la tua famiglia, quella famiglia con cui hai deciso di vivere e procreare: ma alla fine, tirando le somme, vi siete fatti bene i conti? Siete sicuri che il gioco vale la candela? Siete giocatori d’azzardo che rischiano tutto il bene del vostro mondo per un pugno di soldi? O per una bella macchina? O per un po’ di rispetto? Sappiate che è il lavoro che gratifica l’uomo e accresce l’autostima e il rispetto da parte degli altri, non il denaro, il quale fa avere la falsa percezione della potenza, della capacità di potere avere tutto dalla vita, ma come abbiamo visto prima, alla fine ci si ritrova solo con un pugno di mosche e con l’amaro in bocca. Rimanendo nei luoghi del tema si capisce che la politica è adulterata, da antica data non si preoccupa piú dei bisogni del popolo, ma piuttosto dei propri interessi, per questo chi pensa di parlare di guerra civile accomunando la camorra alle brigate rosse pensando di poter risolvere tutto con qualche arresto, non ha capito ancora niente o non vuole capire.
 
Si sbaglia anche a definire camorra il clan dei casalesi. Infatti l’organizzazione criminale camorra si è sviluppata nel napoletano ed è composta da famiglie autonome che si alleano e si combattono a seconda del momento. Per trovare un unico capo indiscusso delle famiglie, bisogna risalire al 1860-61 quando la camorra si organizzò, con l’aiuto di Liborio Romano, agli ordini di Salvatore De Crescenzo, detto Tore ‘e Criscienzo, il quale dovette tenere a bada, come associati, il clan dei casalesi, che si organizzava proprio grazie all’unità d’Italia, e che negli ultimi decenni è venuto fuori, in tutto il casertano, organizzato come una vera e propria mafia indipendente, con una struttura gerarchica piramidale detta anche a cupola, come ‘cosa nostra’, e gli affari di questa camorra casertana sono superiori a quelli delle famiglie napoletane insidiando piú volte la stessa ‘cosa nostra’. Quindi paragonare queste organizzazioni alle brigate rosse mi fa ritenere che siamo ancora lontani dal voler fare qualcosa di concreto per Napoli e il SUD. Napoli è un termine che deriva dal greco ‘NEAPOLIS’ che vuol dire ‘NUOVA CITTA’; come sarebbe bello se si potesse lavorare seriamente tutti insieme a renderla veramente nuova, degna del nome che porta, speriamo che il termine ‘napoletano’, indicante l’abitante di questa nuova città, possa essere sinonimo di ‘cittadino nuovo’, che dice ‘NO’ alla camorra e ‘SÍ’ a NAPOLI; ogni napoletano ha il diritto e il dovere di agire in questo modo, con o senza lo Stato.
 
Un grande cantante napoletano scomparso di recente considerava Napoli come una mamma: "guagliú mammà nce stà a guardà". La camorra non è napoletana, essa parla il linguaggio dei soldi, lo stesso linguaggio che si usa a Milano, Torino, Bologna, Roma, esso è un linguaggio internazionale che arriva alle Americhe e all’Asia, che parlano tutti i governi del mondo e che tendono le mani alle banche mondiali (come stiamo vedendo in questi giorni); ma guarda caso il denaro non parla napoletano, parla milanese, newyorkese, londinese, romano, parigino e ultimamente anche cinese e russo, per cui la camorra non è napoletana, anzi è la piú acerrima nemica, il suo dio è il denaro e tu, napoletano vero, che tieni "‘o core mpietto", non diventare nemico della tua terra, alza lo sguardo, fiero di essere napoletano, e non cedere a facili guadagni che uccidono la tua città, Napoli se ancora vive può esserlo anche grazie a te. Ricordalo!

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