‘NDRANGHETA: SEQUESTRATI BENI PER 1 MILIONE DI EURO A REGGIO CALABRIA

{mosgoogle} REGGIO CALABRIA – Beni per un importo di circa un milione di euro sono stati sequestrari dalla Polizia su disposizione del Tribunale di Reggio Calabria. Il provvedimento fa fa seguito all’operazione “Gebbione” contro la cosca facente capo a Pietro Labate, 57 anni, attualmente detenuto per associazione mafiosa, conclusasi recentemente con l’arresto di 38 persone e la denuncia in stato di liberta’ di altre 17 per reati di mafia.
 
La richiesta, avanzata a conclusione delle investigazioni finanziarie e patrimoniali, ha trovato conferma nel decreto con il quale il Tribunale Misure di Prevenzione di Reggio Calabria ha disposto il sequestro di un appezzamento di terreno di circa 760 metri quadri con sovrastante fabbricato a tre piani fuori terra di circa 200 metri quadri per piano, nella disponibilita’ di Giovanni Caccamo, 60, affiliato secondo gli inquirenti alla cosca Labate, arrestato il 4 agosto scorso. Quasi tutti i redditi dichiarati ufficialmente dall’uomo provenivano dagli emolumenti percepiti per il lavoro formalmente prestato in favore della Societa’ O.Me.Ca., prima, e Breda Costruzioni Ferroviarie – Ansaldobreda.
 
In realta’, secondo gli inquirenti, il lavoro di Caccamo “non si sostanziava in un’effettiva prestazione, ma in una sorta di sinecura parassitaria, intollerante di qualsiasi sforzo degli organi preposti alla direzione,” che consentiva di percepire, cosi’, le retribuzioni senza l’espletamento di alcuna attivita’ lavorativa. Il Tribunale ha sottolineato come “la pericolosita’ sociale e criminale del gruppo Labate abbia consentito agli stessi accoliti di condizionare le attivita’ economiche presenti nella zona Sud della citta’, influendo con violenza e minaccia anche sulle scelte gestionali di aziende di rilevanza nazionale, come le officine “O.Me.Ca.” di Reggio Calabria, imponendo rapporti commerciali con imprese conniventi con la cosca mafiosa, nonche’ l’assunzione di componenti della stessa organizzazione criminale”.
 
Dalle indagini sarebbe emersa la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza in ordine ad una plurima azione estorsiva posta in essere ai danni dei dirigenti del gruppo industriale in questione da parte di Caccamo G e del fratello Candeloro, 75 anni, i quali si avvalevano, per il mantenimento di un clima di soggezione ed intimidazione e per il compimento di “missioni punitive” contro dipendenti e funzionari ritenuti “ostili”, dei nipoti, Antonino Gaetano, Angelo e Fabio Caccamo, di 23, 26 e 27 anni, pure assunti alle Omeca ed arrestati nell’ambito dell’operazione Gebbione. Con lo stesso provvedimento il Tribunale ha dispostoper tutti la sospensione dell’efficacia delle iscrizioni e delle erogazioni finalizzate alla concessione di contributi, mutui, o concessioni.
(AGI)

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