La sagra del suino

Ruggero PegnaNon sono passati molti mesi da quando il pm Luigi De Magistris aveva iscritto nel registro degli indagati, con le accuse di finanziamento illecito ai partiti, truffa ed abuso d'ufficio, il ministro della giustizia Clemente Mastella, facendogli girare non solo le pupille. Come sia proseguita la vicenda è, oramai, noto a tutti. Il ministro, che non aveva mai messo in dubbio la sua innocenza, chiese subito  il trasferimento di De Magistris. Il fascicolo fu così tolto al pm per incompatibilità ad indagare su Clemente e l'inchiesta fu avocata dalla Procura Generale.
 
Qualcuno, ancora convinto che la giustizia dovesse essere uguale per tutti, organizzò sit in di protesta, scomodando pure Santoro, mentre i Ragazzi di Locri tirarono fuori nuovi striscioni scuoticoscienze.  Mai, come in questi mesi, si è parlato tanto di Calabria. La regione più disperata d'Europa al centro di affari miliardari, tra Roma e San Marino.  Un inquietante triumvirato: Prodi, Mastella e Saladino. E chi? Saladino! Sì, un lametino poi neanche così conosciuto nella sua città.  Sembrava davvero una barzelletta e come tale buona a farci sopra qualche risata, tra le soppressate e la tombola di Natale.
Ed eccoci, infatti, al capolinea. La conclusione delle ultime ore era stata  predetta perfino dal mago Forest, al punto che i bookmakers di Forcella ne avevano subito sospeso le scommesse. "Non emergono elementi di responsabilità in ordine alle ipotesi di reato ascritte!"  Così dice in sintesi l'istanza di archiviazione. La domanda che ci pone ora Clemente è quanto meno  imbarazzante: "Chi mi ripagherà di tutto il male che mi è stato fatto?"
Potremmo rispondergli che c'è gente che sta in galera per anni ricoperta di fango e poi se ne  scopre, improvvisamente, l'innocenza, come accaduto ad esempio ad Enzo Tortora. Lo stesso Andreotti s'è fatto, buono buono, anni di tribunali.  Potremmo fargli leggere qualche pagina di storia che racconta di innocenti finanche giustiziati.   Basterebbe solo ricordargli, forse, che le sue dimissioni da ministro non sono legate a questa inchiesta, ma a quella del procuratore di Santa Maria Capua a Vetere che portò, addirittura, all'arresto di sua moglie.
Chi lo ripagherà del male che gli è stato fatto, se siamo diventati un Paese di squattrinati? Come è stato possibile che De Magistris abbia preso un abbaglio così grosso da essere smentito in poche settimane?
In ogni caso, innanzitutto, bisogna stabilire se c'è da preoccuparsi o da essere felici. In una nazione dove un'azione giudiziaria, a volte  anche banale, non dura meno di quindici anni, dove i Ris oramai scoprono gli assassini solo nella fiction televisiva, in una nazione dove la muraglia  di immondizia è diventata più lunga e famosa di quella cinese, in un paio di mesi si è riusciti a fare chiarezza su di un groviglio di malaffare, per restare in tema, a dir poco maleodorante. Quando un allenatore non va, si cambia. E questa pare che possa essere la ricetta anche per la giustizia italiana. Certi che presto sarà archiviata anche la posizione di Prodi, perlomeno incerti sull'innocenza di Olindo e Rosa, non ci rimane che dire bravi ai nuovi magistrati.
Stesso plauso va fatto a quelli del Tribunale della Libertà di Perugia che hanno scarcerato l' ex assessore al turismo della Regione Calabria, dichiarando illegittimi i suoi arresti.  Se l'avessero fatto qualche settimana addietro, avrebbe potuto pure partecipare alla Bit e, forse, candidarsi al Senato. "Una porcata!" Così ha ripetuto trenta volte il dottor Tripodi appena tornato in libertà.
In questo clima da sagra del suino, è entrata nel vivo anche quella elettorale. La politica italiana ha così riacquistato il piacere del grande brivido grazie al ritorno del suo protagonista più hitchcockiano, Clemente da Ceppaloni. Ed ora, prepariamoci a rivederlo anche da Vespa, a parlarci di legalità e magari un giorno trovarcelo, chissà, Presidente della Repubblica. L'unico consiglio ai telespettatori è, per il momento, quello di usare occhiali adeguati, per proteggersi dai raggi ultravioletti del suo sguardo ancora più inviperito.
Se era fin troppo facile prevedere come sarebbe andata a finire dopo il defenestramento di De Magistris, proviamo ad indovinare, invece, con chi  si alleerà la prossima volta. Con Clemente, almeno questo, non è mai fin troppo scontato!
 

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