Petizione contro il dilagare della malasanità in Calabria

Ammazzateci Tutti sostiene la provocatoria iniziativa dei ragazzi del MeetUp Amici di Beppe Grillo di Vibo Valentia.

 

Al Ministro della Salute della Repubblica Italiana
e p.c.
Al Presidente della Repubblica Italiana
Al Presidente del Consiglio dei Ministri
Al Presidente della Regione Calabria
All’Assessore Regionale della Salute

Signor Ministro,
Le scriviamo come semplici cittadini, pensionati, lavoratori, studenti, donne e uomini di Vibo Valentia che non chiedono la Luna, ma vorrebbero vivere in un Paese normale, in una città normale in cui le persone oneste e preparate nel loro campo possano emergere senza difficoltà e siano libere di svolgere il loro compito per la società civile al meglio delle loro possibilità; una città i cui cittadini abbiano la facoltà di esercitare integralmente i diritti che la Costituzione della Repubblica concede loro.
E invece, siamo a Vibo Valentia…
Le vicende del nostro ospedale, signor Ministro, sono finite sulle prime pagine della cronaca nazionale e tutto il clamore, suscitato soprattutto dai gravissimi casi di malasanità verificatisi nell’ultimo anno, lungi dal vederlo come una disgrazia, lo consideriamo, piuttosto, come un’occasione unica, da non lasciarci sfuggire: oggi abbiamo, finalmente, la possibilità di uscire dall’isolamento “omertoso” in cui abbiamo vissuto per troppo tempo!
Le ispezioni dei N.A.S. presso l’ospedale di Vibo Valentia, ordinate in conseguenza di questi casi, hanno denunciato circa 800 violazioni delle norme che dovrebbero garantire la sicurezza e la salute dei cittadini. Eppure, una struttura ospedaliera così fatiscente gode di risorse umane di straordinario livello, visto che a Vibo Valentia c’è la più alta densità planetaria di luminari… In un recentissimo articolo apparso sul Corriere della Sera dello scorso 14 gennaio, Gian Antonio Stella ha gettato un po’ di luce sulla situazione della ASL di Vibo Valentia: oltre 1.900 dipendenti, dei quali 386 medici (115 in ospedale, gli altri «fuori sul territorio»), 680 infermieri e tecnici (220 in ospedale, gli altri «fuori»), 140 ausiliari (16 in ospedale, gli altri «fuori»), 650 impiegati amministrativi e tecnici, dei quali solo 10 in ospedale… per un totale di 200 letti e 191 ricoveri medi giornalieri! E se tutto questo non bastasse, consideri, signor Ministro, che tra i medici, 40 sono i primari, 85 i dirigenti di strutture semplici e 153 i medici ad «alta specializzazione»; in tutto sono 6 le strutture ospedaliere – di due delle quali si attende da un decennio l’inizio dei lavori per la costruzione di nuove e ambiziosissime sedi, Vibo e Nicotera (quest’ultima attiva solo come laboratorio analisi!), e una, Pizzo Calabro, che in 60 anni non ha mai aperto – per una provincia di 170 mila abitanti circa…
Il sospetto che tutto questo fiorire di carriere da luminari e di progetti irrealizzati sia dovuto alla corruzione della classe dirigente e della classe medica è fondato su questi dati, ma ancor più sulla nostra quotidiana esperienza della totale inadeguatezza delle strutture sanitarie, dell’inefficienza della gestione dirigenziale e dell’incompetenza di tanta parte del personale medico e paramedico. Non solo, anche alcuni medici dell’ospedale stesso sembrano pensarla così: «Purtroppo la classe medica vibonese, con le debite eccezioni, non è libera. È debitrice verso gli elargitori di prebende di carriera» ha detto il primario di un reparto dell’ospedale di Vibo Valentia; un altro ha scritto al Presidente della Regione Agazio Loiero parlandogli di direttori generali «addomesticati» e di sindacati medici «lontani anni luce dalla gente che lavora».
In questa situazione di disfatta generale e di fuga precipitosa, i medici dell’ospedale di Vibo Valentia, provocatoriamente, hanno proposto la chiusura dell’ospedale stesso, in questi termini: «Le recenti vicende che hanno coinvolto l'ospedale di Vibo Valentia hanno determinato un inaccettabile clima di sfiducia e di sospetto su ogni aspetto dell'attività dell'ospedale, indipendentemente dalle eventuali responsabilità nei casi specifici, che andranno accertati e perseguiti. […] Ogni giorno corriamo il rischio di essere derisi, maltrattati, oltraggiati, offesi, aggrediti, denunciati ed ormai tutto il personale, in particolare quello medico, si sente intimidito e rischia di perdere ogni serenità nelle valutazioni e nelle decisioni cliniche. I recenti provvedimenti delle autorità hanno ridotto le potenzialità dell'ospedale: chiusa la psichiatria, la pediatria, l'urologia, l'otorinolaringoiatria, la nefrologia, dimezzata la cardiologia, la medicina, la chirurgia, le malattie infettive, assenti la chirurgia toracica e vascolare, la neurochirurgia, grava sul Pronto soccorso e sul 118 l'onere di gestire i pazienti critici e di curarne il trasferimento presso gli ospedali meglio attrezzati. […] Non e' difficile prevedere che in una simile situazione di disagio si verificheranno numerosi casi "critici" che, implacabilmente, riscuoteranno l'attenzione della stampa, sempre vigile sull'"ospedale killer", unico esempio tra gli ospedali italiani e d'Europa nel quale gli eventi infausti e le disgrazie portano alla persecuzione quotidiana e selvaggia di un'intera categoria di professionisti. […] Forse la chiusura dell'Ospedale sarà la soluzione di ogni problema e non troverà nessuna opposizione da parte di noi medici perchè siamo stanchi e non riusciamo più a difendere quello che, nonostante tutto, è stato ed è ancora un presidio di salute. Andremo a lavorare altrove piuttosto che accettare di imboscarci come tanti, in queste condizioni, hanno già fatto grazie ad una raccomandazione politica. Lasceremo questa terra ingrata come altri, scegliendo la professione e la famiglia. Si troveranno certamente altri medici, più validi di noi, disposti a sostituirci».

Ebbene, noi cittadini, con la nostra firma in calce a questo documento, intendiamo opporci a una soluzione del genere che, secondo il tristemente noto principio “tutti colpevoli, nessun colpevole”, impedirebbe di far luce sulle responsabilità oggettive non solo dei tanti casi di malasanità e sulle morti evitabili, ma anche della gestione clientelare della sanità a Vibo Valentia. Non solo; la chiusura dell’ospedale significherebbe la perdita definitiva dei posti di lavoro e di un servizio essenziale e Vibo Valentia non può permettersi né l’una né l’altra. Vadano pure a lavorare altrove i medici dell’ospedale di Vibo Valentia, se è questo che desiderano, lascino pure questa terra ingrata: troveranno senza alcun dubbio decine di porte aperte e centinaia saranno le strutture sanitarie che si contenderanno l’onore e il vanto dei loro servigi!

Noi, al contrario, chiediamo una soluzione diversa:
1. il graduale azzeramento degli organici della ASL di Vibo Valentia a qualsiasi livello e in qualsiasi ambito (medico, infermieristico, ausiliario, tecnico e amministrativo) e il reintegro degli stessi tramite nuovi, regolari e trasparenti concorsi pubblici;
2. il ripristino dei reparti chiusi dell’ospedale di Vibo Valentia, dopo il ristabilimento delle condizioni igienico-sanitarie previste dalla legge.

 

 

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